Apocalisse della scrittura

Apocalisse della scrittura omaggio a Paolo Volponi

Nuovo appuntamento della XII EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “PAOLO VOLPONI. LETTERATURA ED IMPEGNO CIVILE”.

APOCALISSE della SCRITTURA – Passaggi da “Le mosche del capitale” di Paolo Volponi è la lezione/spettacolo inscenata da TeatroCUST2000 di Urbino, frutto di un lungo percorso di Laboratorio teatrale degli Allievi 2013-14 nell’attraversamento di alcune memorabili pagine de “Le mosche del capitale” di Paolo Volponi.
La scelta di un titolo come “Apocalisse della Scrittura”, sta a indicare un appassionato e duro lavoro sulla parola volponiana, sempre vera nella sua densità percettiva, sul suo valore segreto, tale da farla rimbalzare viva e decisiva, in quando creatura e personaggio.

Allievi attori
Matteo Giunta
Stefano Mauro
Francesca Serra
Andrea Milano
Letizia Zaffini
Musiche di Manuel Lorenzetti
Oggetti di scena di Romano Bozzolla
Costumi di Serafina Baldeschi
Adattamento drammaturgico e regia di Donatella Marchi

locandina_apocalisse_della_scrittura

Lo spettacolo è stato presentato a Sant’Elpidio a Mare il giorno mercoledì 25 novembre alle ore 21.00 presso l’Auditorium “G. Giusti”.

Nota di Regia

Lo spettacolo è il frutto di un lungo percorso di laboratorio teatrale degli allievi 2013-14 nell’attraversamento di alcune memorabili pagine de “Le mosche del capitale” di Paolo Volponi. La scelta di un titolo come “Apocalisse della scrittura”, sta ad indicare un appassionato duro lavoro sulla parola volponiana, sempre vera nella sua densità percettiva, sul suo valore segreto, tale da farla rimbalzare viva e decisiva, in quando creatura e personaggio!

A riguardo, dopo le celebri e corali pagine di apertura del romanzo, ove Saracini viene presentato nel contesto della orchestrazione umoristica della fabbrica, ma anche di una notte metropolitana, si passa ad un serrato  confronto fra Sarracini e Nasapeti, che mette in luce le profonde differenze fra i due personaggi nel vivere il mondo della fabbrica e del capitale, e ancora interpretare e trasmettere allo spettatore ciò che pensano e raccontano le cose! Oggetti in effetti pesanti, che arredano le stanze del capitale, come le poltrone, le borse, i magici ficus, che parlano a ragion veduta di un mondo vero, sensibile e soprattutto non sottomesso alle leggi del capitale, a differenza di come si comportano gli uomini, non più liberi, ma condizionati ed anelli inequivocabili di un sistema che punta solo al profitto!

Nel brucare inoltre le pagine più suggestive del “Le mosche del capitale” ci si è imbattuti ne “La carica dei quarantamila”, con le grida dei suoi operai e i fragori della polizia, un passaggio attraverso cui Volponi da voce ad una accesa protesta di piazza, ove le parole dei manifestanti saltano in aria più forti ed eversive delle bastonate e delle pallottole delle forze dell’ordine!

Infine concludere interpretando queste profetiche parole di Volponi, più che mai vere nell’apocalisse del mondo d’oggi:

“Non ci sono più personaggi perché nessuno agisce come tale, nessuno ha un proprio copione, l’unico personaggio, è banale dirlo, è il potere. Se ne subisce il clima. Si può ancora essere personaggio, ma per una breve vicenda, o molto frammentariamente forse personaggi esistono ai livelli popolari, ma anche qui però, non tanto nei rapporti con il lavoro, piuttosto in quel che sanno fare fuori del lavoro: come pensare,, come organizzarsi, come lottare politicamente. Personaggi molto rudimentali, l’uno uguale all’altro, ma con un proprio copione”.