San Paolo (Epeisódion)

dall’opera omonima di P.P.Pasolini

Presentato a Urbino, Roma, Milano, segnalato al Premio TTV per il teatro di Riccione 1993.

Note al San Paolo di Pasolini fra attualità e divinità

Uno dei momenti più vivi risulta – almeno per noi – quello della contrapposizione fra attualità e divimità, fra lo stato del mondo e la santità della proposta. Di qui si coglie la novità intuita e suggerita da Pasolini; soprattutto per quanto riguarda San Paolo a prima vista lo avremmo detto il Santo più lontano dalla sua passione religiosa, evidentemente si trattava di un nostro errore per insufficienza critica.
Con questa scelta Pasolini ci svela una sua diversa condizione, anche se non si va oltre una prima indicazione che non avrà più modo di diventare salda e concreta.
Comunque, la cosa più sorprendente resta il diretto richiamo all’apostolo e alla qualità del suo apostolato; si direbbe che di fronte alla raffigurazione dell’inferno che gli si apriva dentro, cercasse di contrapporre un testo incorruttibile, il libro santo della legge.
Sarebbe grave abuso stabilire qui quale delle sue postulazioni abbia poi finito per avere il sopravvento ma è doveroso registrare questo momento particolare, questo disegno di un altro mondo, la presenza di questa “risposta santa”.
Non sono poi molti quelli che negli ultimi anni l’hanno sentita e fra questi nessuno come Pasolini con tanta disperata passione, con tragico sapore della morte.

Carlo Bo

Il doppio di San Paolo

San Paolo di Pasolini assume la contrapposizione drammatica fra mondo della storia e mondo del divino (o metaforicamente, della poesia) e vive, nella carne e nello spirito, nel corpo e nella parola, la doppiezza fra il linguaggio del “sacro” e quello del “fare” e della organizzazzione, tra la “santità” e il rito sociale. Ma incarna anche – per un processo di trasposizione alla contemporaneità degli anni ‘60/’70 – la doppiezza fra la antica e la nuova religione come “pratica”.
Nella seconda forma di Poesie a Casarsa (1974) dirà lui Figlio, tornando al proprio paese: “Nato per essere Uno, io sarò doppio, muto e nudo, ma Doppio, straniero a tutto ma Doppio…..Solo Dio era uno”.
Nella sceneggiatura pasoliniana, come nel San Paolo di Donatella Marchi, Paolo è doppio nel dire , nella figura, nei suoi stessi caratteri somatici e si mantiene tale fino alla fine, allorché si esprime con voce precettistica o apre una processione rituale come una “carnevalata” e parallelamente, soffre nel corpo e parla ispirato, improvvisando, quasi “senza nesso”, per frammenti, nel linguaggio tipico della poesia.
Il testo, attraversato dalla critica radicale alla nuova religione e alla sua lingua, che è quella dell’organizzare e agire politico, si conclude con una domanda – sottesa e tuttavia presente – sulla solitudine e l’abbandono della Parola (Santa e Poetica) ormai ascoltata da pochi e forse detsinata a soccombere.

Anna Panicali

Dedicato a San Paolo di Pier Paolo Pasolini

Con Ruggero Dondi e Luigi Zuolo
Costumi di Serafina Baldeschi
Musiche di Gaetano Liguori
Canto di Antonella Vento
Regia Donatella Marchi
Progetto luci di Marco Ferri
Fotografia e video di Michele Barone
Ambientazione di Rosi Giordano
Consulenza drammaturgica di Claudia Migliori
Con Attori/allievi teatro C.U.S.T. : S. Fabbri, N, Gaggi, C, Di Sante, A. Ciccarelli, E. Fichera, M. Gramolini, R. Muratore, C. Torelli

foto_sanPaolo

Presentato a Urbino, Roma, Milano, segnalato al Premio TTV per il teatro di Riccione 1993.